Intervento Sen. Luigi Marino (Ap-CpE) alla discussione generale Ddl concorrenza – 01.08.2017

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RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDI’ 1 AGOSTO 2017

MARINO Luigi, relatore. Signor Presidente, ci ritroviamo a riesaminare il testo del disegno di legge sulla concorrenza perché, come è noto, la Camera – lei lo ha ricordato – ha apportato cinque modifiche.

La prima riguarda l’abrogazione del comma 01 dell’articolo 170-bis del codice delle assicurazioni private, modifica introdotta al Senato, relativo alle polizze assicurative del ramo danni di ogni tipologia contenute nel comma 25. La Camera dei deputati ha abrogato la parte introdotta proprio dal Senato, che prevedeva che le polizze assicurative ramo danni di ogni tipologia alla loro scadenza non potessero essere rinnovate tacitamente, riportando l’articolo al testo originario.

La seconda modifica riguarda la soppressione del comma 44, introdotto da un emendamento del Gruppo Movimento 5 Stelle, presentato dal senatore Girotto, su cui a lungo avevamo dibattuto. Esso prevedeva che gli operatori di telefonia avessero l’obbligo di comunicare all’esordio della conversazione una serie di dati identificativi del soggetto committente e, inoltre, che non si potessero più offrire servizi in abbonamento senza il previo consenso espresso e documentato. Il Garante per la protezione dei dati personali aveva evidenziato, già al Senato, che la formulazione dava adito a qualche problema interpretativo in quanto sembrava consentire le chiamate anche in assenza del previo consenso dell’interessato. Ciò sarebbe stato in contrasto con le direttive europee sulla privacy e così la Camera ha abrogato.

La terza modifica riguarda il comma 60, ex articolo 29, relativo alla cessazione del regime di maggior tutela per l’energia elettrica, sul quale si soffermerà più diffusamente di me ilsenatore Tomaselli.

La quarta modifica, relativa al comma 153, ex articolo 57, riguarda l’esercizio dell’attività odontoiatrica anche all’interno di strutture sanitarie. È una norma che precisa che le prestazioni odontoiatriche devono essere svolte solo e unicamente dai soggetti abilitati secondo legge, ma forse alla Camera si è andati oltre le migliori intenzioni, tant’è che la 10a Commissione del Senato ha approvato un ordine del giorno chiarificatore; altrimenti sarebbe stata incerta la presenza di odontoiatri in strutture pubbliche.

Queste quattro modifiche sono state approvate in Commissione alla Camera; l’Assemblea della Camera ha poi modificato il comma 117, ex articolo 44, relativo alla razionalizzazione della rete dei carburanti e anche in questo caso probabilmente si sono realizzati degli equivoci. Nel corso dell’esame al Senato il comma era stato modificato prevedendo la bonifica del sito solo in caso di accertata modificazione; la Camera ha modificato il testo inserendo le parole «in ogni caso» e questa nuova definizione porta a una formulazione che suscita qualche dubbio interpretativo, tanto per cambiare. Queste sono le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al testo approvato pochi mesi fa dal Senato.

Autorevoli rappresentanti della maggioranza alla Camera avevano accolto il disegno di legge sulla concorrenza approvato dal Senato il 3 maggio con agguerrite dichiarazioni circa il fatto che il Gruppo di maggioranza assoluta alla Camera avrebbe approvato il provvedimento solo in presenza di forti modificazioni. Lo stesso Presidente del Partito Democratico, a babbo morto, ha valutato che fossero quattro piccole correzioni. Noi le valutiamo diversamente: ci sono modeste correzioni e correzioni non modeste; ad esempio, il comma 60 sulla maggior tutela non è una modesta correzione. In Senato nel mese di aprile di quest’anno abbiamo suggerito un rapido passaggio in 10a Commissione per apportare quelle modifiche e quei miglioramenti che il lasso di tempo intercorrente tra l’agosto 2016 (quando la 10a Commissione del Senato approvò il testo) e l’aprile 2017 (quando l’Assemblea del Senato ha approvato il testo) richiedeva di realizzare per attualizzare il disegno di legge. Il Governo ha invece insistito per un rapido passaggio in Assemblea con il voto di fiducia. Pensavo che anche la Camera a quel punto avesse preceduto con il voto di fiducia, invece in quel ramo del Parlamento si è aperta una fase emendativa che ha richiesto questo quarto passaggio. Non mi sembra che le modifiche apportate comunque migliorino il testo.

Ognuno di noi ha un’idea della concorrenza e non può che essere così, perché se è sbagliato un mercato chiuso, è anche sbagliato un mercato senza regole e senza limiti. Ognuno di noi si è fatto un’idea di questo disegno di legge e soprattutto del perché abbia impiegato così tanto tempo per uscire dalle Aule parlamentari. Sul ritardo accumulato se ne sono dette tante, si sono espresse valutazioni critiche spesso infarcite di luoghi comuni, di banalità e di pregiudizi, ad esempio quello sul peso delle lobby come motivazione di questo ritardo. È una sciocchezza, come è folkloristico l’elenco dei lobbisti e addirittura l’individuazione di una saletta-gabbia dove rinchiuderli come è avvenuto alla Camera dei deputati, come se non esistessero i telefoni e i contatti personali al di fuori del Parlamento. Il disegno di legge in discussione è rimasto fermo per tanto tempo per le esigenze della politica, non per le lobby.

Vorrei aggiungere che i settori toccati dal testo in discussione hanno una oggettiva complessità. Occorre favorire i consumatori senza però dissestare il sistema delle imprese e degli altri operatori economici.

Occorre tagliare le rendite, ma non il profitto. Occorre recuperare errori che si sono sedimentati nel tempo, ad esempio le parafarmacie, senza abbattere speranze ed energie imprenditoriali.

Non sono temi facili e non possono sempre essere risolti con un tocco di bacchetta magica. Io non so se quella previsione legislativa, che doveva essere uno stimolo e un pungolo a governare i processi, cioè quella di realizzare ogni anno una legge sulla concorrenza, sia una previsione da rivedere. Ma è indubbio che, in materia di liberalizzazioni e in materia di concorrenza praticata e non terrorizzata, ci sono campi ancora da arare in profondità.

In questo disegno di legge abbiamo affrontato ad esempio i temi della RC auto e delle energie. Ma quanto c’è da fare circa l’azione monopolistica delle società a forte partecipazione di capitale pubblico, che si interessano ad esempio di acqua e le cui tariffe medie sono aumentate in un anno, anzi in dieci anni, del 90 per cento? Se prendiamo l’anno di riferimento del referendum sull’acqua, cioè il 2011, notiamo che da allora ad oggi le tariffe dell’acqua sono aumentate del 43 per cento, con incrementi superiori a qualunque altro servizio di tipo pubblico e superiori di gran lunga all’inflazione sui prezzi al consumo, che si attesta intorno al 14 per cento.

Ho parlato dell’acqua perché è un tema di attualità. Ma le tariffe sui rifiuti sono cresciute in dieci anni del 52 per cento e i trasporti del 30 per cento. Ci sono poi temi sui quali il dibattito e la diversità di opinioni tra di noi, ma anche il dubbio circa le ricadute positive sui consumatori sono un arricchimento e non un pregiudizio o una difesa di interessi lobbistici. Ad esempio, la norma sul tacito rinnovo in campo assicurativo, che ci viene riproposta dalla Camera (quindi la Camera ha bloccato la proposta del Senato), farà risparmiare il consumatore o l’assicurato? Io penso di no; io penso che le tariffe RC auto siano diminuite, certo, per la diminuzione delle truffe e degli indennizzi, ma forse anche perché non c’è più il tacito rinnovo, che impone all’impresa assicuratrice ogni anno di riconquistare il cliente.

C’è poi la norma sul telemarketing, modificata anche questa dalla Camera, ripristinando il testo precedente e vanificando l’azione del Senato. Noi l’abbiamo introdotta accettando un emendamento del gruppo Movimento 5 Stelle, per aiutare il consumatore e per difenderlo dall’invadenza e talvolta dall’aggressività del venditore, per tutelare il suo consenso. La Camera e anche il garante, legittimamente, ritengono invece che l’effetto sarebbe opposto e controproducente.

C’è poi la norma sulla nullità delle clausole contrattuali degli albergatori che utilizzano piattaforme digitali, senza neppure aver accolto l’introduzione della clausola cautelativa. Questa è davvero una norma tre volte vincente, cioè vincono i consumatori, vincono gli albergatori e vince lo Stato italiano? Io penso di no. Io penso che per gli albergatori si potrebbe prevedere invece un aumento, una tassa d’ingresso quando debbono accedere ai portali, per lo Stato si potrebbe prevedere una procedura di infrazione, mentre il cliente probabilmente pagherebbe le stanze come prima. Ma io non dispongo della verità, non ho la sfera di cristallo. Penso che si debbano rispettare le regole, soprattutto se contratte tra privati, e che, tanto per non generare equivoci, gli over the top digitali debbano pagare le tasse in Italia, bloccando evasione ed elusione.

E allora perché dico tutto questo? Lo dico non per rinfocolare una polemica, ma all’opposto.

Penso che, sulla concorrenza e su temi così delicati e difficili da discernere, le convinzioni diverse e le valutazioni critiche ci stanno tutte e da tutte le parti, ma è sul complesso del provvedimento che occorre esprimere il giudizio, perché non esiste un disegno di legge sulla concorrenza perfetto per tutti i palati.

Due scienziati dell’economia e della concorrenza hanno scritto sul «Corriere della sera» che questo disegno di legge va approvato «anche solo per non darla vinta alle lobby». È inutile negarlo: qualche lobby ha ottenuto ciò che voleva o ha ridotto i danni – è inevitabile -, ma questo disegno di legge va approvato non per quello che dicono gli scienziati dell’economia, bensì perché rappresenta un ulteriore passo in avanti della concorrenza nel nostro Paese. Non sarà una legge epocale, ma certamente rappresenta un’evoluzione moderna in molti settori dell’attività economica. Il saldo tra le cose buone, quelle che si potevano fare meglio e le forzature è certamente più che positivo.

Sarà un provvedimento incisivo e riformatore. Apportare nuove modifiche a uno o a tutti i cinque commi introdotti dalla Camera in terza lettura potrebbe comprometterne il traguardo: sarebbe la caduta del ciclista in dirittura d’arrivo. Per questo, noi relatori abbiamo chiesto, insieme al Governo e ai commissari della 10a Commissione, il ritiro o altrimenti la bocciatura di tutti gli emendamenti, alcuni dei quali certamente apprezzabili.

I consumatori, le categorie professionali, il mondo produttivo e dei servizi, le istituzioni europee ed internazionali hanno bisogno non di rinvii, ma di certezze. Abbiamo consumato in abbondanza il tempo a nostra disposizione. D’altra parte, se Governo e Parlamento avessero preso alla lettera le norme esistenti della legge sulla concorrenza, oggi avremmo dovuto fare il terzo provvedimento sulla concorrenza. E approvando oggi questo provvedimento, non arretriamo, non stiamo fermi: facciamo non uno, ma due passi in avanti sul piano dell’ammodernamento e della competitività del nostro Paese.